Parrocchia S. Nicolò - Venetico

ARTI SUPERIORI E MANI
mani    bracciaSull'immagine anteriore sono ben identificabili le impronte lasciate dagli arti superiori.

Le braccia (la cui immagine non è più visibile a causa della strinatura del tessuto dovuta all'incendio di Chambéry) sono distese. Sugli avambracci, che presentano una leggera flessione verso l'interno all'altezza dell'articolazione del gomito, sono visibili lunghe colature di sangue. La mano sinistra è sovrapposta alla destra. Sul polso sinistro è ben visibile una caratteristica chiazza di sangue, formata da due colature divergenti, il cui angolo è riferibile alle due diverse posizioni assunte dal condannato sulla croce: quella accasciata e quella sollevata. Il sangue fuoriesce da una ferita di forma ovale, riconducibile alla lesione da uno strumento da punta, quale un chiodo, sul quale sia stata esercitata una trazione. Particolarmente interessante è la localizzazione di tale ferita, che non si presenta nel palmo della mano, secondo l'iconografica tradizionale della crocifissione, ma nel polso, esattamente in uno spazio libero tra le ossa del carpo, chiamato "spazio di Destot". L'infissione in tale sede corrisponde a esigenze di sicurezza del fissaggio degli arti superiori alla croce: i tessuti del palmo non possono, infatti, reggere il peso del corpo senza lacerarsi. Il fatto che l'inchiodamento degli arti superiori dei crocifissi non avvenisse nel palmo è stato anche confermato dal ritrovamento nei pressi di Gerusalemme dello scheletro di un crocifisso del I secolo. Un'analoga ferita è presente anche sul posto destro, ma non è visibile perché coperta dalla mano sinistra.

TRONCO E DORSO
dorso   tronco

La cute del tronco e del dorso presenta oltre un centinaio di ecchimosi escoriate, consistenti in figure tondeggianti e abbinate, lunghe circa due centimetri, visibili anche sugli arti inferiori. Sembrano lesioni provocate dal flagello, strumento romano di tortura, costituito da un manico di legno da cui si dipartono delle corde al termine delle quali sono fissati i "taxilli", dei piccoli piombi a forma di manubrio, affiancati a due a due. In alcuni punti sono anche visibili i segni avvolgenti lasciati da tali corde.

All'altezza della zona scapolare sinistra e sovrascapolare destra si osservano delle ecchimosi a forma quadrangolare, riferibili ai segni lasciati da un oggetto pesante e ruvido che può essere identificato con il "patibulum", l'asse orizzontale della croce che a volte il condannato portava su di sé sino al luogo dell'esecuzione.

Sulla parte destra del petto spicca una grande chiazza di sangue che fuoriesce da una ferita di forma ovoidale all'altezza del quinto spazio intercostale destro. Le caratteristiche di questa ferita sono importanti, in quanto mostrano che essa fu inferta dopo la morte del soggetto. Anche il sangue che ne sgorga, la cui colatura continua sul dorso all'altezza delle reni, evidentemente per uno svuotamento della cavità toracica al momento della deposizione in orizzontale del cadavere, si presenta circondato da un alone sieroso costellato da macchie rossastre, come avviene per il sangue uscito da un cadavere in cui la parte sierosa si è già separata da quella corpuscolata.

VOLTO E NUCA
nuca  volto
Dallo studio medico legale dell'impronta impressa sulla Sindone, risulta evidente come l'uomo che vi fu avvolto sia stato percosso nelle ore precedenti la sua morte.
Osservando il volto, si notano delle tumefazioni che sembrano potersi identificare con ematomi, particolarmente visibili sull'emivolto destro, che si presenta più gonfio di quello sinistro. Inoltre si rivelano segni attribuibili a ferite lacero-contuse, particolarmente in corrispondenza delle arcate orbitali. La piramide nasale è deviata a causa di una frattura. Sulla fronte, sulla nuca e lungo i capelli sono evidenti numerose colature di sangue, ad andamento sinuoso, che sgorgano da ferite da punta di piccolo diametro.
Tali ferite, disposte a raggiera intorno al capo e che salgono sin sulla sommità della calotta occipitale, sembrano provocate dall'imposizione sul capo di un casco di aculei acuminati. Da notare la colatura al centro della fronte sgorgata da una ferita della vena frontale, che assume la caratteristica forma di un '3' rovesciato, poiché segue l'andamento delle rughe della fronte. Le righe orizzontali scure che delimitano il volto e la nuca sono dovute a pieghe del tessuto.